Vittorio Coscia, La mia vita

Leggi la biografia dell'imprenditore dei coralli Vittorio Coscia scritta e curata da Alessandro Pagano

Biografia di Vittorio Coscia

Vittorio Coscia – La mia vita
Descrizione della vita intensa di un imprenditore che ha viaggiato in tutto il mondo, Vittorio Coscia, imprenditore nel settore dei coralli, dei cammei e delle perle coltivate a Torre del Greco, Napoli.

Vittorio Coscia visto da un amico a cura di Alessandro Pagano.

Conoscere Vittorio Coscia e un po’ come lo svolgersi della sua vita: un’avventura densa di sorprese. Già a prima vista la sua figura distinta e il  portamento elegante ti fanno intuire di trovarti di fronte ad un uomo di qualità. E solo ascoltandolo e sentendolo esprimersi anche in più lingue, pero, che ti rendi conto della sua capacita di conquistare qualsiasi interlocutore, entrando in immediata sintonia con lui. Gli occhi di Vittorio hanno visto la guerra, la fame e la distruzione, ma anche tanti paesi del mondo, i suoi posti più belli e forse anche per questo ti sorridono, ti comprendono, ti accolgono. La guerra ha lasciato una traccia profonda nel carattere di Vittorio: dalla condizione d’indigenza in cui la sua famiglia e caduta durante il secondo conflitto mondiale anche per il blocco all’estero dei suoi beni, egli ha ricavato il proposito fermo di riuscire ad acquisire una posizione di sicurezza e di benessere. La mattina del 10 giugno 1940 dal balcone di Piazza Venezia Mussolini con voce roboante annunciava l’entrata in guerra dell’Italia. Vittorio frequentava allora l’oratorio “Nova Juventus” guidato da don Michele Capano e don Stefano Perna, con Tonino Luise, intimo amico e anche egli orfano di padre. Davvero non si può immaginare un bombardamento aereo se non lo si vive. Ancora oggi Vittorio ha chiaro il ricordo di quando, durante la guerra, l’edificio di fronte alla loro casa di via Vittorio Veneto fu colpito da una bomba americana, annunciata dall’urlo delle sirene: una nuvola di polvere li avvolse mentre cadevano pietre e calcinacci, grida di terrore e sua madre – rima- sta vedova e con sei figli – che chiamava a se i figli per coprirli.
“Con le braccia aperte, piegata su di noi – ricorda Vittorio – la mamma cercava di proteggerci da quella pioggia di pietre, facendo scudo con il suo corpo. Una scena straziante e drammatica e forse anche illogica. A mente fredda, dopo tanti anni, mi viene infatti da chiedermi: “Cosa sarebbe stato di noi figli; già orfani di padre, se fosse venuta meno anche la mamma?””. Difficile cercare di spiegare questo a una madre. Non e questa, pero, l’unica traccia che la guerra ha lasciato nella famiglia Coscia, alla quale restitui Francesco, il primogenito andato a combattere in ’Albania, privo di una gamba.
Sua madre, Teresa, non appena ebbe notizia del ferimento del figlio, parti immediatamente per Ancona, dove all’ospedale avvenne la mutilazione della gamba di Francesco. La vista di quel figlio bello e aitante con quella mutilazione la getto nello sconforto, solo in parte consolato dall’abbraccio commosso della principessa Jose di Savoia, che si trovava in quel momento. Ella dovette fare davvero “i salti mortali” per portare avanti la famiglia, provvedendo a tutto, dall’alimentazione all’abbigliamento, senza rinunciare agli studi di ciascuno dei figli.
Egli, che al Liceo Classico De Bottis di piazza Luigi Palomba si era distinto per il buon andamento scolastico, decide di “fare il salto” del terzo anno di liceo, passando dal secondo anno direttamente all’università, con un gruppetto di amici: Mimi Ascione, Nini Mennella e Mario Sorrentino. I primi due, purtroppo, sono scomparsi, mentre con l’ultimo c’e tuttora un rapporto di profonda amicizia. Ci riesce e s’iscrive al primo anno di giurisprudenza a Napoli. Con l’iscrizione all’università entra a far parte della FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana), mentre altri suoi amici si iscrivono all’associazione GUF (Giovani Universitari Fascisti). Le materie universitarie gli riescono subito congeniali, ma già da allora nella sua figura si agitano la voglia di viaggiare, conoscere, entrare nel mondo degli affari, realizzare nuove idee, nuovi progetti e quest’ansia di “realizzazione” prevale su tutto il resto.

In lui c’e gia l’idea che per andare incontro alle necessita del cliente bisogna conoscerlo e parlare la sua stessa lingua, entrare nella sua mentalità. Si tratta di una maniera moderna di concepire l’impresa, “marketing-oriented” orientata al mercato, che lo porterà ad essere presente nei mercati internazionali, alle più importanti fiere mondiali del suo settore e ad ottenere risultati e stima professionale.

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